Pussy generation

Qualche giorno fa Clint Eastwood ha deciso di dare un suo contributo al dibattito politico corrente. In un’intervista su Esquire, Mr Eastwood ha dichiarato che:

“But he’s (Donald Trump ndr) onto something, because secretly everybody’s getting tired of political correctness, kissing up. That’s the kiss-ass generation we’re in right now. We’re really in a pussy generation. Everybody’s walking on eggshells. We see people accusing people of being racist and all kinds of stuff. When I grew up, those things weren’t called racist.”

Tralasciamo il fatto che Clint Eastwood sia cresciuto durante il periodo della segregazione, quindi non esattamente un periodo storico da prendere a modello per dibattere sulle relazioni razziali.

L’intervento di Clint Eastwood esemplifica una strategia mediatica comune in cui il parlare in modo politically correct viene contrapposto allo ‘speaking your own mind’ (poter dire la propria liberamente). Il politicamente corretto viene descritto come un bavaglio, che non permette alla gente ti poter esprimere liberamente la propria opinione, specialmente sul tema della eguaglianza di gender, sul multiculturalismo o immigrazione, aggiungo io.

Saunders  sostiene che i nemici del politicamente corretto abbiano “una particolare avversione per quell’istante psicologico in cui, dopo aver pensato una cosa, decidi che non è una buona cosa e che potrebbe ferire qualcuno senza che ce ne sia bisogno, e quindi decidi di non dirla”.

Affermare che gli immigrati siano dei possibili stupratori seriali e’ sbagliato, non si basa sui dati ed e’ razzista.  Sono affermazioni che non dovrebbero avere spazio  nel dibattito politica. Fare certe affermazioni non significa potersi esprimere liberamente significa essere razzisti e intellettualmente disonesti.

Quello che l’istante psicologico per riflettere può aiutare ad evitare e’ quello che Lanchester chiama “l’Overton window“, ovvero muovere il confine di accettabilità’, il rischio che un’idea  che si trova all’esterno del discorso mainstream – flat taxes, armi per tutti o la costruzione di un muro tra US e Messico ( e farlo pagare ai messicani)- se ripetuta può diventare thinkable, accettabile. 

Il viaggio di accettabilità’ inizia all’esterno del dibattito politico in stanze chiuse, viene ripetuta da giornalisti da idee affini, sconfina nel dibattito elettorale per poi diventare un’idea o una policy possibile se non desiderabile. Se essere politicamente corretti significa rallentare il processo di accettabilità’ di idee chiaramente razziste o disoneste diventino accettabili ben venga. Ovviamente saremo degli ingenui a pensare che il politically correct possa essere l’unica arma per mantenere il dibattito politico su un piano appassionato ma razionale.

E se questo significa esser una pussy generation, well Mr Eastwood siamo felici di esserlo.

 

It's only fair to share...Share on Google+Share on FacebookTweet about this on TwitterPin on PinterestShare on TumblrEmail this to someoneShare on RedditDigg this

Time to panic?

Michael Moore, il famoso regista e attivista politico, un paio di giorni fa ha scritto un post sul suo blog per spiegare le 5 ragioni per cui secondo lui Trump vincerà
a Novembre. Il post inizia con “I am sorry to be the bearer of bad news” (Mi displace essere il portatore di cattive notizie). Non inizia bene. Ecco.

Ecco le 5 ragioni:

1 – Midwest Math, or Welcome to Our Rustbelt Brexit ( ovvero sento l’angoscia salire appena leggo la parola Brexit). Secondo Moore, Trump si concentrera’ nei quattro stati della rustbelt; Michigan, Ohio, Pennsylvania and Wisconsin. Questi stati sono tradizionalmente democratici ma dal 2010 hanno eletto governatori Repubblicani. Moore definisce questa zona la middle England americana “broken, depressed, struggling, the smokestacks strewn across the countryside with the carcass of what we use to call the Middle Class.”  ( rotta, depressa, in difficolta’, le ciminiere sparse attraverso la campagna tra le carcasse di quello che usiamo chiamare la classe media). Quella classe media ingannata da Reagan e la sua teoria del trickle-down e abbandonata dai Democratici. E come per il referendum su Brexit, le elezioni presidenziali rappresentano l’occasione per lanciare un messaggio infuocato all’establishment o come direbbe un mio collega stick two fingers to the politicians ( e non importa che poi la situazione materiale non cambi). Nel 2012, Mitt Romney ha perso questi stati per 64 electoral votes (grandi elettori). 64. Bisogna aggiungere altro?

2- The Last Stand of the Angry White Man (ovvero Ostalgie dell’uomo bianco arrabbiato). E’ l’ultima occasione per l’uomo bianco arrabbiato di combattere quei cambiamenti democratici che hanno distribuito il potere lontano da loro. Dopo 8 anni di un uomo nero come Presidente per loro sarebbe impensabile avere una “feminazi” al potere. La possiamo anche chiamare la sindrome del soldato fantasma giapponese o l’ostalgie, ovvero la nostalgia per la vita dei vecchi tempi andati, dove l’uomo era uomo, la donna era in cucina e l’uomo nero nei campi. L’uomo bianco arrabbiato ha in comune col il brexiteer, l’idea che il multiculturalismo, il femminismo, il movimento ecologista, la globalizzazione e l’immigrazione minaccino i propri standard di vita. Queste elezioni presidenziali, come il referendum su Brexit, rappresentano l’ultima occasione per difendersi da queste minaccie.

3- The Hillary Problem (ovvero mi ricordo ancora che Hillary e’ la moglie di Bill). Non si puo’ negare che ci sia il problema Hillary. In passato si e’ macchiata del voto a favore della guerra in Iraq ed e’ associata con il vecchio modo di fare politica, in cui i valori e gli ideali lasciano spazio a quelle azioni o frasi che garantiscono la vittoria elettorale. La Clinton non e’ popolare e il 70% dei votanti la considerano disonesta e inaffidabile.

4- The Depressed Sanders Vote (ovvero voto, faccio il mio dovere ma non chiedermi altro). Moore sostiene che chi supporta Bernie Sanders votera’ la Clinton. Il vero problema sta nell’essere un “depressed voter” ovvero una persona che andra’ a votare ma non cercherà di convincere altre 5 persone a farlo (magari offrendo un passaggio in macchina e un caffe’ caldo).  O passera’ ore a telefonare, bussare alle porte degli indecisi per convincere i votanti a scegliere il proprio candidato ( e poi magari dargli il passaggio in macchina di cui sopra). E’ un elettore che fa il suo dovere e basta.

5- The Jesse Ventura Effect (ovvero nella solitudine della cabina elettorale io sono il padrone). Ho dovuto controllare chi fosse Jesse Venura. Ventura era un ex wrestler che nel ’98 e’ riuscito a diventare governatore del Minnesota, battendo i candidati istituzionali. Moore sostiene che l’elezione di Ventura  ci dovrebbe indurre a non sminuire la capacita’ dell’elettorale di fare qualcosa di inaspettato. Il seggio elettorale e’ forse l’unico posto dove si e’ soli e liberi di fare scelte anarchiche, inaffidabili o semplicemente divertenti (ahahah). In molti voteranno Trump non perche’ amino Trump ma perche’ possono ( e che risate dopo).

Forse sono ancora scossa da Brexit, dal fatto che sia successo quello che in fondo, deep deep down, nessuno si aspettava o sperava succedesse (certo a posteriori tanti sono stati bravissimi a dire io me lo sentivo o l’avevo detto dall’inizio, l’onda anti-establishment e’ diventata uno tsunami o e’ la rivincita’ della classe operaia abbandonata, etc etc). Pero’ non si puo’ negare che Brexit mi abbia turbato e insinua il dubbio che la vittoria di Trump possa essere molto di piu’ di un cattivo presentimento. Michael Moore conclude l’articolo dicendo che a breve scriverà sui talloni di Achille di Donald Trump. Aspetto con trepidazione.

Screen Shot 2016-07-26 at 19.52.26

It's only fair to share...Share on Google+Share on FacebookTweet about this on TwitterPin on PinterestShare on TumblrEmail this to someoneShare on RedditDigg this

Guadagnare con la Cannabis è #possibile 

Oggi è cominciato il dibattito in aula che riguarda la legalizzazione della Cannabis.  Ci siamo posti la domanda: cos’è successo in quei Stati in cui la cannabis è stata legalizzata/regolamentata?

Sono fioccatti commenti pro/contro/forse, questo il mio preferito: “ma non provate neanche un briciolo di vergogna con tutto quello che succede con tutta la crisi [..] bloccare il parlamento per una droga”; un concentrato di perbenismo e una punta di superficialità niente male.

Abbiamo preso come esempio il Colorado; Stato in cui nel 2012 è stato dato il via libera all’ “uso personale” di marijuana, la linee guida è quella di regolamentare la cannabis allo stesso in modo in cui viene regolamentato l’alcool.

Uno degli articoli più interessanti è del washingtonpost: “Il mercato della cannabis legale nel Colorado: 700 milioni di dollari nello scorso anno, 1 miliardo di dollari entro il 2016”; Nel 2014 i negozi hanno venduto 386 $ milioni di cannabis per uso medico e 313$ milioni per uso ricreativo. Hanno creato un rientro di tasse di 63$ milioni – cifre da capogiro,  immaginiamo per un attimo come uno Stato potrebbe spendere tutti quei soldi, scuole? ospedali? servizi pubblici?.
Queste cifre non tengono conto di prodotti  collegati all’uso o l’aumento del turismo.
Sempre nell’articolo viene scritto che è stato creato un market da 700$ milioni senza nessuna delle conseguenze tacciate dagli oppositori, come: i dati sugli incidenti in macchina sono rimasti stabili, il crimine a Denver e dintorni è in discesa: -24% di omicidi e -7% in generale. Certamente la diminuzione non è solo dovuto alla legalizzazione, ma la non c’è stato neanche il tanto temutissimo aumento.

L’Oregon ha compiuto particolari sforzi per creare una transizione più dolce possibile verso l’uso ricreativo, questo dopo un voto di iniziativa popolare in cui è stato dato il via libera alla cannabis per i maggiori di 21 anni. Secondo questo articolo di  oregonlive: Oregon ha raccolto 3.48$ milioni di tasse dalle vendita di marijuana “ricreativa” nel solo mese di Gennaio, andando oltre ogni più rosea aspettativa.

Tornando a posare lo sguardo sull’Italia, segnalo un articolo scritto da Saviano:  “Legalizzazione cannabis, così può indebolire mafie e terrorismo”

Per un attimo vorrei che non si facesse solo una discussione a livello etico, ma anche solo economico. Pensiamo ai quei soldi che potrebbero entrare nelle casse dello Stato, ai posti di lavoro che si potrebbero creare sia per: la coltivazione, controllo, verifica e sia per la vendita; pensiamo al fatto che sarebbe un duro colpo per la mafia.

Quindi, per rispondere al commento che ho riportato, soprassendendo sul fatto che è ridicolo dire “sta bloccando il parlamento”:  perchè provare vergogna per una legge che porterebbe parecchi soldi nelle casse, darebbe lavoro e che darebbe un bel colpo alla mafia? Tutto questo nel famoso e temuto tempo di crisi?

Io motivi non ne trovo. Quindi, che “blocchino” pure il parlamento.

 

It's only fair to share...Share on Google+Share on FacebookTweet about this on TwitterPin on PinterestShare on TumblrEmail this to someoneShare on RedditDigg this

Battaglie possibili – parte 01

Nella ricerca di un’appartenenza politica,  inutile nasconderlo,  mi sono guardata a sinistra. Lo sguardo su “Sinistra Italiana” è  durato meno di niente,  un partito morto appena nato. Invece,  mi sono soffermata a lungo su Possibile: agglomerato di PD delusi capeggiati da Pippo Civati.

Possibile ha un anno di vita. In questo anno di vita si sono occupati di una serie di piccole battaglie; non le ricordo tutte e nemmeno in ordine temporale ma abbiamo: legalizzazione della cannabis e depenalizzazione dei reati legati all’uso e coltivazione personale. A parte il dettaglio che la legge Fini-Giovanardi è stata dichiarata incostituzionale, non fare distinzione tra droghe leggere e pesanti (pena da 6 ai 20 anni di reclusione se si supera il limite quantitativo massimo, pena amministrativa in caso contrario) non ha alcun senso; superato anche il dettaglio dell’aumento di ingressi in carcere; ma si ha una vaga idea di cosa porterebbe ad un’eventuale legalizzazione? Posti di lavoro, entrate nelle casse dello stato, diminuzione mercato della criminalità organizzata, controllo dei consumi e soprattutto: sdoganare l’uso terapeutico; significherebbe dare una mano ai malati di: tumore, HIV o sclerosi multipla (per dirne alcuni).

Poi, diciamocela tutta, il tabacco e l’alcool che sono?

La “Tampon Tax” la proposta di legge che riguarda la riduzione dell’aliquota dell’imposta relativa ai prodotti di prima necessità destinati alle donne, in particolare assorbenti igienici, tamponi, coppe e spugne mestruali. L’idea di diminuire l’iva sugli assorbenti (e simili) la trovo un’idea semplice, ma civile. Avete idea di quanti assorbenti una donna usa in un anno? E’ un bene necessario, non è possibile tassarlo quanto è come un telefono.

Per come la vedo io, ci dovrebbero essere una serie di 100 prodotti che, caschi il mondo, devono avere un prezzo massimo fissato ed essere accessibili a tutti.

Ed infine il “Manifesto per il Benessere degli Animali”  per porre maggiore attenzione verso le politiche in favore degli animali. Cito le voci, a parer mio, più importanti: pene più dure per chi maltratta gli animali, farmaci (con stesso principio attivo) ad uso umano anche per gli animali, prevenzione randagismo, maggiore controllo suigli allevamenti intensivi e soprattutto il risconoscimento della Pet Terapy come metedo terapeutico.

Onestamente, se il principio attivo è lo stesso perchè devo spendere 50euro anzichè 5euro? (fatto realmente accaduto alla sottoscritta)
Perchè la povera bestia deve avere una vita breve e pure brutta prima di finire nel nostro piatto? Un po’ di dignità.
 Il mio cane, per nulla addestrato, mi ha insegnato la pazienza, la costanza e (tanto) autocontrollo, a me che sono una persona “normale”; pensate cosa possa fare un peloso per una persona che sta poco bene.

Questa idea, se fosse corredata anche di un incentivo per strutture alberghiere, sarebbe perfetta. Nel 2016, più della metà delle famiglie ha un animale non può e non deve essere un dramma spostarsi col proprio amico a quattro zampe.

Sento già voci in lontanza affermare “Ci sono cose più importanti!”, “Non è questo il problema dell’Italia”, “e il lavoro?”, “e gli immigrati?” (” e i marò?”..ah no.).

Se non si comincia dalle piccole cose, da dove bisogna cominciare?

Sono piccole battaglie, possibili.

 

It's only fair to share...Share on Google+Share on FacebookTweet about this on TwitterPin on PinterestShare on TumblrEmail this to someoneShare on RedditDigg this

Related Post

Slogan buono per una stagione

Per tutti coloro che hanno applaudito al referendum sulla Brexit come sommo atto di democrazia come possono giustificare il seguente paradosso?

La persona che portera’ avanti le negoziazioni tra la Gran Bretagna e l’Unione Europea sara’ scelta da circa 150mila membri del Conservative Party tra due candidati shortlisted dai 330 membri del parlamento, indovinate un po’, del Conservative Party. Quindi un minoranza ristretta scegliera’ il primo ministro che rappresentera’ non solo chi ha votato per la Brexit ma dovra rappresentare anche il 48% di chi ha votato per rimanere nell’Unione Europea ( a grossa maggioranza non elettori del partito Conservatore).

Per la cronaca i due candidati, o meglio candidate, scelte sono Theresa May e Andrea Leasdom, rispettivamente Home Secretary e Energy Minister. E il messaggio che riporto qui sotto probabilmente è solo un assaggio della campagna elettorale che ci aspetta. A bitter taste of things to come.

image

E’ quasi ironico come una degli slogan più ripetuti dal Leave campaign per abbandonare l’Unione Europea era un attacco alla scarsa democrazia e trasparenza della governance europea.

Su quali specchi bisogna scivolare per giustificare la scelta del futuro Prime Minister da parte di una minoranza ristretta di membri di un partito come democratica?

La risposta più interessante “così vanno le cose, cosi’ devono andare”. Evidentemente la democratizzazione dei processi decisionali e richiesta di trasparenza aveva una data di scadenza, il 23 Giugno. Era solo uno slogan buono per una stagione.

ps: per chi avesse ora un forte desiderio di ascoltate Fuochi nella notte (di San Giovanni) e avere nostalgia per un Giovanni Lindo Ferretti pre-Ferrara ecco il link (forse sto divagando..):

It's only fair to share...Share on Google+Share on FacebookTweet about this on TwitterPin on PinterestShare on TumblrEmail this to someoneShare on RedditDigg this

identikit of a brexiter

Come riconoscere un brexiter?

Il brexiter, ovvero chi ha votato per brexit ( l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea) ha delle caratteristiche riconoscibili.  A saperlo prima.

Può essere uomo o donna. Tende ad essere sopra i  45 anni, ma ci sono alte probabilità’ che abbia sopra i 65 anni.  E’ probabilmente in pensione o e’ disoccupato. Il 64% dei C2 ( operaio specializzato) e D (proletariato semi o non specializzato) and E (disoccupati, pensionati o lavoro casuale) hanno votato per Brexit.

Non e’ laureato e la sua educazione si e’ probabilmente interrotta con la scuola superiore. E’ bianco ( il 52% di chi definisce white ha votato per la Brexit contro 33% degli Asian o 27% dei black voters). Si definisce Cristiano. E non sorprende che sia un supporter del Conservative party  o dello UKIP. Si definisce English not British (79%) o more English than British (66%).

Il multiculturalismo, il femminismo, movimento ecologista, globalizzazione e immigrazione (lunga lista) sono visti come una minaccia ai suoi standard di vita e ragioni per aver votato per Brexit.

Probabilmente vorrebbe una macchina del tempo per ritornare nella vecchia cara Inghilterra degli anni 50, con la donna in cucina e l’immigrato invisibile. O visti i risultati dell’Inghilterra agli Europei di calcio, nel 1966 per rivivere la gioia della vittoria della Coppa del mondo. Questo l’ho aggiunto io.

It's only fair to share...Share on Google+Share on FacebookTweet about this on TwitterPin on PinterestShare on TumblrEmail this to someoneShare on RedditDigg this

Teniamo botta – parte 00

Dopo le amministrative Italiane, dopo Brexit, dopo il (nuovo) voto Spagnolo e dopo l’Austria mi sono ritrovata a discutere con una persona che stimo tantissimo e parafrasando ha detto “ci hanno dato ottimi motivi per stare lotani dalla politica, finchè staremo lontani altri continueranno a fare politica anche a scapito nostro”.

Comincio questo mio esperimento, comincio a vagare alla ricerca di rappresentanza politica.

Non dirò dove si è svolto il primo passo, non dirò chi c’era e perchè, ma dirò le seguenti cose:

Sogno una Sinistra che vada al di là del concetto di Sinistra, sogno una Sinistra che smetta di parlare del passato, poco del presente e mai del futuro. Sogno una Sinistra che stia in mezzo alla gente, che conosca i suoi elettori e che combatta fianco a fianco. Una Sinistra presente.

Sogno un’Europa unita, il passaporto Europeo e la cittadinanza Italiana.

Non accetterò più chi demonizza l’Europa. Non accetterò più chi continua a dare le colpe dei nostri mali all’Europa.

L’Europa non è perfetta, avere una moneta unica non fa unione, ma pensare di abbandonare la nave adesso è da irresponsabili e codardi. (Poi se guardiamo la figura peregrina che stanno facendo Farange e soci…)

Intanto a Bologna c’è Coalizione Civica, nata in Settembre, a Sinistra del Partito Democratico (non che ci volesse molto).

Ho seguito il loro cammino con distacco, temendo la solita minestra insipida, ma in una delle prime assemblee è stato detto “Vogliamo cittadini che divengano soggetti attivi” oppure “Dobbiamo incontrare la gente fuori di qui, e farlo nelle periferie altrimenti il nostro progetto non ha senso”, sono passati i giorni e la coalizione comincia a mettere le carte in tavola; nel mentre strizza l’occhio ai centri sociali e alla comunità lgbt.
Nel frattempo il buon Ronchi (assessore alla cultura) viene clamorosamente sirulato dal Sindaco e Gianmarco De Pieri (leader del centro sociale tpo) chiede un’assemblea con i vari anti-PD.
I giorni passano, le assemblee anche e alla fine dentro la Coalizione ci sono diverse anime: centri sociali, exPD, exM5S, Possibile, Altra Europa e cittadini politicamente attivi.

A febbraio vengono presentati i candidati: Paola Ziccone e Federico Martelloni; Con 1589 votanti, età media 49 anni e quasi il 60% delle preferenza il candidato Sindaco è: Federcio Martelloni. Tra le prime dichiarazioni ricordo “Mai con Merola” e “puntiamo al Ballottaggio”, niente male per un’associazione nata l’altro ieri.
Per quanto riguarda i candidati al Consiglio Comunale: gli aspiranti candidati hanno dovuto inviare il proprio curriculm, sostenuto da firme di 10 componenti di Coalizione Civica e 10 esterni; in seguito votati durante un’assemblea. Benvenuta Democrazia.

Li ho visti sostenere il SI per il Referendum sulle Trivelle. Li ho visti camminare e distribuire volontani durante i T-days (Merola ha mandato a casa un catalogo in cui riassumeva i suoi 5 anni ndr). Ho visto, addirittura Pablo Iglesias di Podemos sostenere la Coalizione. Adesso, saranno  per il NO del referendum costituzionale di ottobre.

Purtroppo, il ballottaggio non è stato nemmeno sfiorato, però in consiglio Comunale è arrivato Martelloni e soprattutto la giovanissima Emily Clancy.

(come si dice a Bologna) terranno botta?

It's only fair to share...Share on Google+Share on FacebookTweet about this on TwitterPin on PinterestShare on TumblrEmail this to someoneShare on RedditDigg this

Related Post

Per l’amore del cielo, vai!

Ieri il mio post si concludeva sperando che il Labour Party si chiedesse perche’ il Conservative Party fosse contento di avere Jeremy Corbyn come leader. Oggi durante il Prime Minister Question Time David Cameron rispondendo ad una domanda posta da Corbyn ha concluso dicendo: “‘It might be in my party’s interest for him to sit there, it’s not in the national interest and I would say, for heaven’s sake man, go.’” Traduzione:” Sara’ nell’interesse del mio partito che lui (Corbyn) continui a sedere li’ (essere leader dell’opposizione) ma non e’ nell’interesse nazionale, quindi vorrei dire, per l’amore del cielo, vai!”. Piu’ chiaro di cosi’? metro.co.uk/2016/06/29/for-heavens-sake-man-go-even-david-cameron-wants-corbyn-out-in-national-interest-5974123/

It's only fair to share...Share on Google+Share on FacebookTweet about this on TwitterPin on PinterestShare on TumblrEmail this to someoneShare on RedditDigg this

Related Post

Corbyn 22

Catch 22 e’ un’espressione inglese che vuole rappresentare una situazione paradossale da cui un individuo non puo’ scappare a causa di circostanze contraddittorie. Bene, Corbyn is in a catch 22 situation . Da una parte si trova ad avere il gruppo parlamentare del Labour che lo vuole sfiduciare. La sconfitta nel referendum per la permanenza nell’Unione Europea ha offerto l’occasione per sfiduciare un leader che in fondo al gruppo parlamentare non e’ mai piaciuto. Accusato di essere Old Labour, poco televisivo e poco electable (specialmente in vista di elezioni anticipate – altra eventualita’ in seguito il voto a favore della Brexit). La totale mancanza di fiducia tra leader e gruppo parlamentare rende l’amministrazione delle strategie di partito praticamente impossibile. Sarebbe come chiedere ad un allenatore di giocare una partita di calcio con 7 giocatori piuttosto che 11, e senza direttore tecnico. Dall’altra ha avuto un mandato forte dalla base per diventare leader del Labour Party, solo a settembre dell’anno scorso. Corbyn e’ stato scelto dal 60% della base Labour ( 50% dei party members, 84% dei registered supporters – supporter del Labour ma non membri del partito e 57% degli affiliated supporters- membri delle trade unions). Pochi leader di partito possono presentare queste credenziali. E’ anche uno di quei pochi leader che e’ riuscito e riesce a entusiasmare il voto giovanile. Ieri sera quasi 10mila persone si sono riunite a manifestare il loro supporto, e tra loro molti giovani. Si puo’ certamente discutere sulle tempistiche di quello, che per alcuni e’ un vero e’ proprio golpe contro il leader. In molti si chiedono se questo fosse il momento giusto. Se non fosse stato meglio concentrarsi sullo sfruttare l’occasione per attaccare un partito conservatore diviso, un governo battuto o i supporters del Leave che si affannano a rimangiare le promesse elettorali, molto prima che canti il gallo piuttosto che concentrarsi in un self-indulging soul searching. Cosa succedera’? Difficile da prevedere. Qualsiasi sara’ la scelta, da una parte Corbyn tradirra’ il voto popolare, rimarcando la distanza tra il partito ( e la meccanica della gestione di un partito moderno) e la propria base. Dall’altra e’ difficile capire come un leader possa lavorare con la sfiducia del partito parlamentare. Ieri ho letto l’unica domanda che forse puo’ aiutare a decidere..chiedetevi perche’ il conservative party e’ contento di avere Corbyn come leader? [tags Corbyn catch 22, Labour, UK, Conservative, Brexit]

It's only fair to share...Share on Google+Share on FacebookTweet about this on TwitterPin on PinterestShare on TumblrEmail this to someoneShare on RedditDigg this

Related Post

Prendiamoci una pausa.

Prendiamoci una pausa. Una sospensione di giudizio,.

Ieri la parlamentare laborista Jo Cox e’ stata sparata e ferita ripetutamente con un coltello. E’ poi morta dopo l’attacco nonostante i soccorsi. La polizia sta cercando di ricostruire quello che e’ successo e sopratutto capire i motivi che hanno portato un apparentemente tranquillo uomo di mezz’età ad attaccare la parlamentare. Tra le varie cose che traspaiono nella ricostruzione, pare che l’aggressore Thomas Mair, prima di colpire, abbia gridato “Britain First”, il nome di un partito di estrema destra e anche uno slogan utilizzato spesso per esprimere posizioni ultra-nazionaliste: la Gran Bretagna prima di tutto. Nella sua casa hanno trovato oggetti da collezione neo-nazisti e letteratura di estrema destra e sono stati portati alla luce contatti con movimenti di estrema destra promotori della supremazia bianca. Si dice anche che Thomas Mair avesse sofferto di disturbi mentali.

Nei prossimi giorni leggeremo o sentiremo un ventaglio di interpretazioni, nel tentativo di distillare la verità attraverso le nostre lenti da miopi. L’omicidio della Cox verrà preso come monito della deriva dei servizi offerti a chi soffre di disturbi mentali a causa dei tagli portati dal governo conservatore. Oppure sara’ un modo per additare la distanza del Labour con la working class. Verrà adottato come figlio di un una comunicazione politica che erode gli spazi democratici e che oramai ha sdoganato un linguaggio razzista. Sarà la morte del dibattito politico o la congiura per salvare un Europa a pezzi.

Sara’ un attacco alla compassione e il coraggio di una donna. Sarà l’esempio della frustrazione della working class contro l’establishment. E magari ci sentiremo tutti più bravi e più intelligenti  per mettere in risalto il fatto che i media si sarebbero comportati in maniera diversa se l’assassino fosse stato nero o musulmano.

Prendiamoci una pausa.

Faremo a gara a chi da l’interpretazione più brillante o che può avere piu’ risalto sui social media anche a costo di apparire banale. Magari proporre una visione alternativa giusto per il gusto di apparire controversial, un po’ più intelligenti degli altri. E magari useremo l’arma dell’indignazione per arrogarci il diritto di giudicare e sentirci migliori.

Prendiamo una pausa. Non è il momento dei giudizi netti e della ricerca affannata della causa e dell’effetto.

Un paio di giorni. Prendiamo una pausa dalle parole scritte e le parole urlate. Il mondo non sarà né peggiore né migliore se stiamo in silenzio per un po’.

Io mi siedero’ a bere un caffè e leggere un libro. Magari a ricordare le distese brulle dell’Islanda o il silenzio del ghiacciaio. Che mi mancano un po’.
Ma non chiamatela apatia, e’ solo una pausa.

It's only fair to share...Share on Google+Share on FacebookTweet about this on TwitterPin on PinterestShare on TumblrEmail this to someoneShare on RedditDigg this

Related Post